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Raccolta differenziata: c'è da lavorare molto sulla qualità.

lunedì 5 giugno 2017

La Comunità delle Giudicarie gestisce il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani su delega dei 25 Comuni che attualmente la compongono. Le utenze domestiche coperte dal servizio (tra abitazioni principali e seconde case) sono oltre 41.000, mentre le utenze non domestiche (operatori economici di vario genere) sono quasi 4.300. Ogni anno si raccolgono oltre 15.000 tonnellate di rifiuti delle quali circa l’81% è rappresentato da materiali oggetto di raccolta differenziata (imballaggi in plastica e metallo, carta, cartone, organico, imballaggi in vetro, ecc.), il rimanente 19% è rappresentato da rifiuto residuo, attualmente destinato in parte alla discarica Ischia Podetti di Trento e in parte agli inceneritori presenti fuori regione, come Bolzano.

Le norme prevedono che il costo del servizio debba essere interamente coperto attraverso il gettito della TARI (Tariffa Rifiuti); un’ulteriore prescrizione è che questa debba essere commisurata, in parte, sulla quantità di rifiuto residuo prodotto. L’obiettivo del sistema tariffario è l’incentivazione alla riduzione della produzione di rifiuti destinati allo smaltimento, con la massimizzazione delle quantità dei materiali raccolti in maniera differenziata, secondo il principio “chi inquina paga”. Tale tipologia di tariffazione che prevede la misurazione delle quantità prodotte (almeno per il residuo), denominata puntuale, è applicata nelle Giudicarie dal 2012 e ha permesso di raggiungere in breve tempo gli obiettivi minimi di raccolta differenziata previsti dalle norme (65%). Attualmente la percentuale di raccolta differenziata delle Giudicarie, come detto, si attesta oltre l’80%. Purtroppo però il solo valore percentuale non è sufficiente a descrivere esaustivamente lo stato dell’arte. Infatti la percentuale è un dato quantitativo che non tiene conto della qualità della raccolta, che rappresenta in questa fase la vera criticità. La diffusione della raccolta differenziata in sempre più realtà italiane ha inciso notevolmente sul mercato dei materiali riciclati e sulle modalità adottate dai consorzi di recupero per la ridistribuzione dei corrispettivi economici. In sostanza il tenore di impurità accettato al fine di ottenere gli incentivi previsti dai singoli consorzi è divenuto via via più stringente, tanto che spesso non vengono riconosciuti o vengono fortemente ridimensionati, con una ricaduta negativa sulla tariffa a carico di ciascun utente. Poiché il costo del servizio deve essere coperto obbligatoriamente con il gettito della tariffa sui rifiuti, i mancati proventi della raccolta differenziata si traducono in maggiori costi per tutti gli utenti.

La gestione del servizio adottata nelle Giudicarie, con isole ecologiche stradali e porta a porta per grandi utenze non domestiche è quella che, a fronte di un costo complessivo piuttosto contenuto, garantisce il mantenimento delle tariffe al di sotto della media delle altre realtà trentine. C’è però il rovescio della medaglia: il Servizio Igiene Ambientale della Comunità delle Giudicarie sta monitorando da qualche tempo una preoccupante tendenza al peggioramento della qualità della raccolta differenziata che deve essere contrastato con forza. Gli errori nella raccolta differenziata sono all’ordine del giorno. Le cause sono le più svariate, dalla sbadataggine in buona fede (in pochi casi, peraltro), alla superficialità, fino alla negligenza premeditata. L’invito è quello di prestare la massima attenzione nei gesti quotidiani per evitare almeno gli errori di conferimento più grossolani. È importante inoltre che ciascun utente utilizzo correttamente le isole ecologiche, evitando di abbandonare rifiuti fuori dai contenitori. Per quanto riguarda invece i conferimenti deliberatamente non conformi e bene chiarire con la massima franchezza che coloro i quali operano correttamente e pongono attenzione alla differenziazione dei rifiuti utilizzando la calotta per il residuo, pagano anche per coloro che conferiscono abusivamente o che abbandonano i rifiuti a terra.

Un aspetto su cui vale la pena soffermarsi, è quello legato alla raccolta differenziata della frazione umida (organico) e quella del verde (sfalci, potature, ramaglie). Le due raccolte sono separate ed avvengono, la prima presso le isole ecologiche stradali, mentre la seconda presso i CRM. Il costante monitoraggio di queste dinamiche ha permesso di appurare che molto spesso questa distinzione non viene adottata dagli utenti. Presso le isole ecologiche non è infrequente imbattersi in cassonetti colmi di erba, potature di siepi e alberi, o addirittura terra e pietre. Si potrebbe pensare ad una carenza di contenitori, o ridotte frequenze di raccolta. In realtà, l’attuale dotazione di contenitori nelle isole ecologiche stradali è molto superiore rispetto a realtà simili o limitrofe, così come la frequenza della raccolta. Il problema piuttosto è che vi è una notevole quantità di rifiuti non conformi. Tra l’altro, questa distinzione ha una sua rilevanza economica: infatti, la gestione della frazione umida ha costi significativamente superiori a quella del verde, per cui vi è tutta la convenienza, seppur non evidente ad una prima impressione, a conferire correttamente il verde, gli sfalci, i fiori recisi , ecc… al CRM, e limitarsi agli scarti di cucina per la raccolta differenziata dell’organico. Un ulteriore problema che deriva dall’errata gestione da parte degli utenti dell’organico e del verde riguarda anche la fase di smaltimento, infatti gli impianti che ricevono questi materiali possono (e spesso lo fanno) contestare i carichi per la loro non conformità, con ulteriori costi di gestione. Non è infrequente poi notare sacchi di ramaglie letteralm,ente abbandonati a terra presso le isole ecologiche.

Altro problema che sta raggiungendo livelli drammatici è costituito dal conferimento degli imballaggi in plastica. Se si hanno dei materiali in plastica o metallo che non sono imballaggi, questi trovano collocazione esclusivamente al CRM e non all’isola ecologica. Questa distinzione, come detto, non è certo una semplificazione per gli utenti, ma è una necessità per contenere i costi del servizio in quanto il consorzio di recupero degli imballaggi ha severi parametri di qualità per l’accettazione del materiale ed essendo il multimateriale un rifiuto piuttosto leggero, bastano poche impurità per compromettere per mesi il valore economico della raccolta. Il problema più grave rimane però il conferimento deliberatamente non conforme di altri tipologie di rifiuto (residuo, ingombrante, inerte da demolizione, scarti di ditte artigiane, …) nei contenitori della plastica. Anche in questo caso vale quanto detto sopra, ossia che gli utenti “virtuosi”, con il nostro attuale sistema di raccolta stradale, pagano anche per coloro che fanno i “furbi”. Senza le entrate economiche corrisposte dai consorzi di recupero, che consentirebbero di contenere i costi del servizio, gli oneri rimangono infatti necessariamente a carico di tutti gli utenti.

Infine una segnalazione: il Servizio Igiene Ambientale ha notato più volte che spesso le imprese artigiane, per evitare di conferire correttamente i rifiuti della loro attività presso canali privati o presso i CRZ (naturalmente a pagamento), conferiscono abusivamente i loro rifiuti nelle isole ecologiche pubbliche, in modo particolare nei contenitori della plastica. Tale comportamento illecito costituisce un ulteriore aggravio sui costi: a titolo di esempio, è avvenuto che un intero seminterrato della plastica da 5 metri cubi sia stato riempito con scarti di materiale elettrico e da cantiere, obbligando a codificarlo come rifiuto residuo misto indifferenziato che ha un costo di smaltimento di 160 euro alla tonnellata, mentre se fossero stati imballaggi in plastica vi potrebbe essere stato addirittura un introito. Va segnalato poi che un tale conferimento illecito da parte di un’ente o di un’impresa costituisce reato penale e può avere come conseguenza anche la confisca del mezzo di trasporto.

 


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